Memorie generazionali: le voci che ci portiamo dentro!

Nella casa si entra varcando la soglia, quel piano che unisce, a livello del pavimento, gli stipiti di una porta. E che evoca, nella sua radice latina sŏlea, la suola, là dove poggia il piede, che ha in sé la memoria dei passi, dell’entrare e dell’uscire da quel luogo dove prende avvio e si conclude ogni viaggio in quel complesso e affascinante mondo che è la famiglia. Perché se è sì facile parlare di famiglia, non sempre è così facile capire cos’è la famiglia, qual è la sua profondità e il suo compito esistenziale che persegue nelle vicende mutevoli che intonano ed informano la nostra vita.

Infatti, la famiglia è il cuore pulsante nel quale le persone intessono quei legami originari costruendo un senso condiviso e mettendo in comune non qualche aspetto di sé, ma sé.


Questa è la sua straordinaria forza, ma al tempo stesso l’ineludibile drammaticità, che costituisce per l’essere umano, nel bene e nel male, l’unico accesso per la costruzione e lo sviluppo della propria identità. Essa è quella specifica configurazione che armonicamente lega e tiene insieme le informazioni fondamentali dell’umano, quella tra generi, generazioni e stirpi, in unicum di senso in cui non esiste dualità e suddivisione, ma un’infinita “trama integrale” di risonanza che li unisce al di là dei regni della materia, dello spazio e del tempo. E’ la nostra eredità, la nostra anima, la nostra memoria e, al contempo, l’impronta genetica del mondo in tutta la sua storia. E’ quell’”Alterità” sempre presente, che si intreccia nella nostra natura più profonda e che stabilisce le tracce del nostro percorso.


E' la potenza delle innumerevoli “voci interiori collettive” che pensano, fanno, sentono con noi, e che al contempo compartecipano sottilmente a favorire una spinta all’autonomia, alla differenziazione, all’individualità, uno slancio profondo nel cercare il nuovo e nell’assumere le vesti del proprio se stesso per diventare, oltre che attori, anche autori della proprio percorso di vita. E per far questo l’anima nel suo viaggio alla ricerca del nuovo deve necessariamente risalire il fiume delle origini al fine di ritrovare la sua individuazione e la trama familiare diviene la matrice che presiede questo processo. E il viaggio verso l’origine avviene sempre in gruppo, non è un’impresa isolata. Necessita di altre presenze che fanno da coro emotivo per stanare il ricordo, le memorie generazionali. Esse ospitano l’inconoscibile, il misterioso, il traumatico, l’inatteso, il segreto, capace di fondare il sé e di dilatarsi nel tempo. Ereditiamo ogni genere di cose dalla nostra famiglia: aspetto, forma, carattere, comportamento, mentalità e soprattutto la carica emotiva, racchiusa nelle nostre memorie, che ci portiamo dentro senza saperlo. Non l'abbiamo mai chiesto, ma c'è, è con noi, sempre.



Simile ad un monsone, nella meteorologia della nostra anima familiare penetra, piega, vizia e contorce, senza che ce ne rendiamo conto, la base in cui vengono ordinate le nostre vite. Propendiamo per alcune cose e ne avversiamo altre, senza comprenderne il senso, attratti, respinti o attaccati da ciò che soggiace profondamente dentro di noi e che non sappiamo. Il loro effetto è quello di distorcere la nostra immagine, offuscandone la visione, alterando l’ordine delle cose, facendo del fine il mezzo, e non del mezzo un fine. Il mezzo prima del fine.


Ma solo un’analisi e un’osservazione più attenta può sovvertire il punto focale rimettendo in coerenza il sistema e facendo sì che la nostra essenza energetica ritorni a fluire ed equilibrarsi. Per conquistare l’ordine dobbiamo prima avvertire, sentire e sperimentare il disordine. Così come la testuggine si muove con lentezza e trascina con sé “la corazza”, l’involucro protettivo, la persona umana, alla stessa stregua, riflette sul presente trascinando con sé il “le tracce incarnate della sua storia”. Infatti, c’è un dolore che accade e che l’uomo non sceglie, e che appartiene alla terra ed è parte di un ciclo, fa morire e porta a rinascere: è il dolore della memoria, della fatica di amare, del trovare qualcosa di nuovo in ciò che si ripete".


Ma dove il tempo fallisce, la ricomprensione di un nuovo scenario di significato è capace di smaltire quel dolore rimettendolo nel ciclo della vita. Solo riattraversando il passato, riconoscendo quell’ informazione transgenerazionale che vive dentro di noi, nel nostro DNA silente, che si può rinascere nella propria identità biografica. E per andare oltre occorre non remare contro né lasciare conti in sospeso, ma accoglierla ed assumerla nella sua più nuda verità, così com’è, ed esserle grati. Solo dall’amore, dalla verità e dalla ri-conoscenza verso chi ci ha preceduto può derivare la più autentica scoperta di chi siamo veramente, di cosa ci portiamo dentro da sempre, di cosa in realtà abbiamo vissuto e provato, e di cosa veramente vogliamo.


Non si può conoscere realmente se stessi senza confrontarsi costantemente con il proprio percorso interiore, che necessariamente porta a riorientarsi costantemente rispetto al nostro sistema d'appartenenza.


Ma se è pur vero che nessuno sceglie da dove venire, allo stesso modo, è vero pure che ognuno può decidere dove andare.

PER APPROFONDIRE